In un paese normale

il compito dei magistrati non è lanciare «messaggi» sui «fenomeni», e nemmeno produrre «esemplarità», ma giudicare singole persone in casi concreti. E contraddittorio, perché una magistratura che lanciasse «messaggi», o producesse «esempi», farebbe non il proprio lavoro ma supplenza della politica o della sociologia: cioè proprio quello che la politica critica, e a ragione, quando è la politica a subire quella «messaggistica» o quegli aneliti di «esemplarità» che talvolta affiorano nelle pieghe di provvedimenti giudiziari confusi, sovrabbondanti, sproporzionati.

Luigi Ferrarella ragiona sugli arresti domiciliari concessi al tizio, poi reo confesso, che ha violentato una ragazza a Capodanno (il violentatore non se l’è cavata). Il senso è che l’istinto di indignarsi per questo genere di “favore” al colpevole sarebbe giuridicamente fuori luogo.

[Corriere della Sera]